OSTEOPATIA E GOLF 2019-05-13T16:59:59+00:00

GIOCARE A GOLF 

Il golf , molti lo conoscono come uno “sport” dove impiegare poche energie. Al contrario, lo sforzo che vi si pone nei movimenti rotatori del busto e delle braccia non è indifferente.

I problemi più frequenti sono legati al rachide, gomito, polso, spalla, ginocchio.

L’osteopata segue un’analisi posturale in piedi per mirare i blocchi e le limitazioni del corpo del paziente.

Considera le azioni svolte e saprà indicare un trattamento da mantenere nel tempo.

giorgio germano osteopata
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OSTEOPATIA E GOLF

Due passioni che si incontrano

Nel 2018 mi sono affacciato come giocatore amatoriale all’affascinante quanto complesso  mondo del golf. Inizialmente,ma tuttora ancora oggi,ho riscontrato  più di una difficoltà iniziale nell’ apprendere la corretta tecnica di esecuzione, soprattutto nel principale gesto del golf,ovvero lo swing. Basti pensare che questo movimento biomeccanico è ancora oggi considerato come il gesto tecnico sportivo più difficile al mondo,secondo solamente al salto con  l’asta.

Per capire ulteriormente quanto sopra premesso, basta citare il noto pensiero  di Ben Hogan circa il movimento dello swing:

” Inverti ogni istinto naturale e fai il contrario di quello che faresti per inclinazione, e probabilmente arriverai ad essere molto vicino al perfetto swing ”.

Appunto,la complessità e per certi aspetti la innaturale biomeccanica del golf mi ha portato,mio malgrado, a subirne in prima persona le conseguenze traumatiche e microtraumatiche e quindi le varie sintomatologie derivanti.

Questo aspetto sportivo vissuto da vicino,associato alle mie competenze professionali ed accademiche, mi hanno spinto ad approfondire sul campo ed analizzare in letteratura la biomeccanica, la fisiologia e le eventuali patologie che questo splendido sport potrebbe provocare sia ai massimi livelli che a quelli amatoriali. A tal proposito, è molto interessante una recente pubblicazione australiana (Andrew McHardy et al;2007) pubblicata su The American Journal of Sports Medicine dove si evince che durante un periodo di 1 anno il 16% degli amateur (i giocatori non professionisti) è a rischio di soffrire di una lesione.

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LE PRATICHE DEL GOLF

Gli studi epidemiologici descrivono come il golfista medio giochi circa 37 partite di golf all’anno e altrettanti giorni di pratica. Inoltre, poiché la pratica del golf consiste in un gesto asimmetrico e ripetitivo, non sorprende quindi che molte lesioni riscontrate dai golfisti siano dovute alla overuse syndrome, ovvero, la sindrome da gesto sportivo ripetuto.

La tabella a seguito  descrive le principali differenze tra il giocatore professionista (PRO) ed amatoriale (AMATEUR) sia in termini di cause (Andrew McHardy et al;2006) e sia in termini di principali zone di infortunio (McCarroll JR et al,1983-1990;Gosheger G et al, 2003).

Come confermato anche dallo studio di McCarroll JR et al,(1990) il rachide lombare è la zona del corpo maggiormente colpita dal dolore  sia nel professionista (24-52% delle lesioni) che nell’amateur (36% delle lesioni).

Uno dei principali errori a livello amatoriale è di svolgere il movimento  torsionale durante lo swing soprattutto con il tronco e le spalle e poco con gli arti inferiori e cingolo pelvico, e personalmente ne so qualcosa! (immagine a destra)

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LE PROBLEMATICHE LEGATE AI MOVIMENTI DELLO SWING

Questa differenza determina una eccessiva staticità dei piedi al suolo con un effetto compressivo del tronco, soprattutto nel passaggio lombo-sacrale L5-S1. A conferma, le recenti ed approfondite analisi biomeccaniche eseguite da Andrea Zanardelli (PGA teaching Pfofessional,TPI K-Coach Boditrak Flightscope) confermano come sia il movimento di backswing   che di downswing inizino entrambi attraverso una sequenza cinetica ascendente,ovvero dal basso (piedi) verso l’alto (spalle) e mai il contrario.  In altri casi, tuttavia, non sussiste una difficoltà gestuale come negli amatori, ma una disfunzione biomeccanica intrinseca dello sportivo.

Questa  efficienza fisica alterata non consente la corretta  o l’ottimizzazione del gesto torsionale proprio del golf,soprattutto durante il downswing o il follow-through. Infatti, le aree di disfunzione meccanica intervertebrale, o degli arti inferiori per fare solo un esempio, potrebbero sviluppare un movimento torsionale non fisiologico e quindi scorretto ai fini dello swing.                                            

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Come inevitabile conseguenza,si innescano dei movimenti compensativi aberranti che, se da una parte non consento la massima performance sportiva, dall’altra rappresentano l’anticamera della scorretta biomeccanica  e conseguenti sintomatologie mio-tendino-fasciali ed osteo-articolari che ne potrebbero derivare. Un esempio su tutti è l’abbassamento del tronco verso la pallina durante il downswing (loss of posture) piuttosto che una corretta ridistribuzione della massa corporea e movimento torsionale ascendente del corpo (Vero Zanardelli??).

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Ovviamente le sedi di eventuali anomalie meccaniche o di sintomatologia non si limitano al solo rachide lombare. Spesso la spalla è la sede di lesione tra i golfisti professionisti, con una prevalenza per la spalla dominante (la sinistra nei destrimani) che si verifica fino al 75 per cento dei casi (Craig Davies). L’anatomia e biomeccanica coinvolte nel funzionamento della spalla sono così intricate che numerosi fattori possono portare ad una disfunzione, incluse una grande adduzione della spalla sinistra e un’extra rotazione della spalla destra nel backswing di un destrimane. Nel follow-through, vi è un ampio grado di rotazione esterna e abduzione orizzontale, e un’adduzione per la spalla sinistra. Di conseguenza una pratica eccessiva può produrre problemi all’articolazione.(Hovis WD et,al 2002)

GOMITO DEL GOLFISTA

Quando si pensa al gomito nel golf, pensiamo automaticamente al gomito del golfista. In effetti l’infortunio al gomito più comune nel golf è il gomito del tennista ( con un rapporto di 5:1) Impugnare il bastone troppo stretto durante l’oscillazione o alterare l’impugnatura può comportare modifiche alla quantità di forza generata dalla muscolatura dell’avambraccio. questo eccesso di forza può sovraccaricare il tessuto e provocare una disfunzione a livello del gomito.

(McHardy et al,2006)

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I CONSIGLI DELL’OSTEOPATA

L’Osteopatia ricopre un ruolo chiave sia nell’affrontare i sintomi dei golfisti siano questi professionisti che dilettanti.

Tuttavia occorre specificare che molto spesso i traumi e le sintomatologie di origine sportiva si analizzano,curano e gestiscono attraverso un’ approccio multidisciplinare e non monoterapico.

L’analisi posturale, i test di mobilità e i test osteopatici evidenziano problemi fisici, biomeccanici ed articolari che influiscono nella normale vita, ma soprattutto nel movimento golfistico: bisogna lavorare pensando alla funzionalità del gesto tecnico, bilanciando ciò che è corretto ma non funzionale con ciò che è funzionale ma non è del tutto corretto.

Le principali posture che possiamo osservare nei golfisti sono durante l’address sono:

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IL DIAFRAMMA

Limitandoci a considerare le inserzioni che il muscolo diaframmatico contrae con le varie strutture muscolo-scheletriche, possiamo capire come la sua attività influisca non solo nella respirazione, ma anche nella meccanica dei movimenti.
Il diaframma ha un solido rapporto con la colonna vertebrale, i due pilastri infatti si inserisco in prossimità dei corpi anteriori delle prime 3 vertebre lombari. La cupola invece prende inserzione con il margine infero interno dell’arcata costale.

Infine lo swing è un gesto atletico che richiede esplosività e rapidità, ed è stato dimostrato come molti gesti atletici vengano svolti in apnea respiratoria: ciò crea un incremento della pressione intracorporea, all’atto della contrazione muscolare e dell’impatto con la pallina nel caso del golf. Una libertà di scorrimento delle fasce muscolari della cupola e dei pilastri permette fluidità nelle rotazioni, nella flesso estensione e nelle inclinazioni.
L’osteopatia,in extrema ratio, attraverso la sua semeiotica clinica che la contraddistingue da tutte le altre figure sanitarie, individua le aree di scarsa funzionalità neuro-muscolo-scheletrica del paziente ed attraverso le specifiche manovre manuali mira all’ottimizzazione dell’efficienza corporea innescando il meccanismo innato di autoguarigione.

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